GENOVA 2001–2026

Riprendiamoci il futuro

A venticinque anni dal G8 di Genova, quella storia è diventata uno strumento per comprendere il presente, interrogarci sui cambiamenti della società e coinvolgere le nuove generazioni attorno a domande che, a distanza di un quarto di secolo, restano purtroppo sempre attuali e in attesa di una risposta politica.

Per molti giovani il G8 è ormai un fatto storico. Per chi lo ha vissuto rappresenta invece un passaggio cruciale che continua a parlare all’oggi. Le promesse mancate della globalizzazione, le disuguaglianze economiche e sociali, lo sfruttamento e la violenza nei luoghi di lavoro, le guerre con le odiose pratiche genocidarie e ecocidarie, la crisi climatica, la concentrazione del potere nelle mani di grandi attori finanziari, tecnologici e militari, il rapporto tra sicurezza e libertà, la difesa dei diritti sociali e civili non appartengono al passato. Sono i conflitti del presente.

Per questo il 25° del G8 non si propone come una commemorazione nostalgica. L’ obiettivo al contrario è costruire una relazione feconda tra memoria e attualità, tra chi partecipò alle mobilitazioni del 2001 e una nuova generazione di attiviste e attivisti impegnati oggi nelle mobilitazioni per la Palestina, per la giustizia climatica, contro il riarmo, contro le disuguaglianze e il patriarcato. La proposta politica è semplice. Di fronte a forme di dominio sempre più pervasive e globali non è possibile rispondere in modo frammentato. Occorre ricostruire spazi comuni di riflessione, confronto e soprattutto azione.

Dal 4 al 21 luglio Genova ospiterà mostre, spettacoli, presentazioni di libri, dibattiti, incontri pubblici e momenti di partecipazione diffusi. Un programma che attraverserà luoghi simbolici del 2001, Palazzo Ducale, la Scuola Diaz-Pertini, e Piazza Alimonda, coinvolgendo numerosi spazi culturali della città. Molte di queste iniziative saranno patrocinate e sostenute dal Comune di Genova, come le mostre, gli spettacoli teatrali e gli incontri pubblici ospitati a Palazzo Ducale dal 16 al 18 luglio. 

Al centro del forum e dei vari incontri vi saranno gli effetti economici, sociali e politici delle guerre contemporanee e delle nuove politiche di riarmo; le relazioni tra sistema finanziario, industria militare e scelte politiche nell’economia di guerra; gli strumenti per la tutela legale, digitale e sociale dell’attivismo e della partecipazione democratica; alle trasformazioni tecnologiche che stanno ridefinendo lo spazio pubblico delle nostre città, il tema della sorveglianza delle telecamere, del riconoscimento facciale e dell’impiego dell’AI delle smart city, interrogandosi sulle conseguenze per i diritti civili e le libertà fondamentali, in altre parole per la democrazia. Gli incontri del 16 e 17 luglio si concluderanno con una proposta e indicazioni concrete rivolte ai cittadini e alle istituzioni.

Il 18 luglio Palazzo Ducale ospiterà l’Assemblea nazionale di No Kings, una nuova alleanza che si definisce «ribelle contro i re del mondo, dai padroni dell’intelligenza artificiale ai signori degli Stati-nazione», nata dall’incontro tra la campagna Stop Rearm Europe e la rete A Pieno Regime contro i decreti sicurezza e le nuove forme di repressione del dissenso. No Kings si propone come uno spazio di convergenza tra movimenti sociali, reti civiche e organizzazioni impegnate contro autoritarismo, guerre, disuguaglianze e concentrazione del potere, mettendo in relazione le lotte per la giustizia sociale, climatica, digitale e per la pace.

Il programma comprende inoltre numerose presentazioni di libri che affrontano da prospettive diverse il significato politico e culturale del G8 e delle lotte contemporanee. Tra queste gli incontri con Vittorio Agnoletto, Lorenzo Guadagnucci, Annalisa Camilli, Giuseppe De Marzo, Gabriele Proglio, Chiara Volpato e molti altri autori e autrici.

A Palazzo Ducale e negli spazi del Munizioniere sarà possibile visitare un articolato percorso espositivo dedicato al lavoro, alla Palestina, ai movimenti sociali, alla fotografia documentaria e alla memoria del G8. Al MAIIIM sarà invece ospitata una mostra – installazione che mette in relazione il lavoro di ricostruzione e analisi svolto dagli avvocati del Genoa Legal Forum durante i processi del G8 con le più recenti pratiche di investigazione visiva sviluppate da Forensic Architecture. 

Genova sarà dunque un laboratorio aperto sul presente. Una città che prova a rileggere la propria storia per elaborare quella ferita e interrogarsi sul futuro, perché le domande poste dal movimento dei movimenti 25 anni fa continuano a riguardarci e, oggi come allora, la questione fondamentale resta la stessa: chi decide, in nome di chi e con quali conseguenze sulla vita delle persone, delle comunità e sulla casa comune, madre terra.

Le manifestazioni pubbliche culmineranno nelle giornate del 19 e 20 luglio.

Il 19 luglio si svolgerà il corteo nazionale promosso da Genova Antifascista per riaffermare a chi, da 25 anni divide i manifestanti in buoni e cattivi, che si troverà di fronte a una moltitudine compatta di migliaia di giovani provenienti da tutta Europa, uniti nel rivendicare il significato di una resistenza che, negli anni, ha saputo rinnovarsi e rafforzarsi.

Il 20 luglio Piazza Alimonda ospiterà Per non dimentiCarlo, la tradizionale giornata promossa dal Comitato Piazza Carlo Giuliani, dedicata alla memoria di Carlo Giuliani e alla riflessione sul significato politico e civile delle giornate del G8. Interventi, musica, testimonianze e iniziative pubbliche trasformeranno ancora una volta la piazza in un luogo di partecipazione collettiva.

Il 25° G8 si concluderà con la tradizionale fiaccolata verso la scuola Diaz, luogo simbolo delle violazioni dei diritti umani avvenute durante il G8. A distanza di anni, il blitz alla Diaz rappresenta ancora oggi il simbolo di quella frattura politica e civile che non si è mai ricomposta e che ripropone l’urgenza di ridefinire il rapporto tra cittadinanza attiva, dissenso e democrazia. Un rapporto violato per responsabilità politica delle istituzioni dello Stato italiano, dalle quali si attende il riconoscimento pubblico degli errori commessi nel 2001.